Bambini e cavalli: perché l’equitazione fa crescere meglio

Principesse in fuga o cowboy all’assalto della diligenza, tutti i bambini sognano e giocando ad andare a cavallo…perché non accontentarli?

Lontano dall’essere unicamente un’attività ricreativa, l’equitazione è una vera scuola di vita. Non solo la pratica sportiva, ma il rapporto che si viene a creare tra bambini e cavalli contribuisce in maniera estremamente efficacie all’armonioso sviluppo fisico e psichico dei più piccoli.

Cavalcare oltre ad essere un buon esercizio fisico, è divertente, porta i bambini all’aria aperta e insegna loro a vivere in armonia con la natura e nel rispetto degli animali e a sviluppare allo stesso tempo responsabilità e senso di libertà.

Uno sport a tutti gli effetti

Non è il cavallo che fa tutto: contrariamente a quanto si possa pensare, cavalcare è una attività che comporta una buona dose di esercizio fisico che, anche se praticato non a livelli agonistici, lo rende uno sport a tutti gli effetti.

Andare a cavallo significa infatti:

  • sollecitare tantissimi muscoli (primi fra tutti quelli dorsali)
  • migliorare la postura
  • sviluppare equilibrio, destrezza e coordinazione.

Sin dal momento di montare a cavallo, che già richiede una buona dose di calma e concentrazione (per non innervosire l’animale), al mantenersi ben dritti e senza cadere, al guidare, assecondare o frenare il cavallo, all’ammortizzare il movimento del trotto o del galoppo, a pensarci bene tutte le manovre effettuate in sella mettono in moto i muscoli del piccolo fantino, dalle braccia alle gambe, dagli addominali alla schiena.

In breve una sessione di equitazione comporta per i bimbi uno sforzo fisico considerevole, che non ha nulla da invidiare ad una partita di calcio o pallavolo. La pratica costante – come in ogni sport – garantisce uno sviluppo psico-motorio ed atleticoincredibilmente rapido.

I vantaggi dell’equitazione per i bambini

Pur essendo uno sport individuale, grazie al rapporto con l’animale, l’equitazione sviluppa nel bambino un senso di solidarietà e di condivisione pari a quello degli sport di gruppo, con la fondamentale differenza che il compagno di squadra in questo caso è il cavallo, “altro” più delicato da interpretare e gestire rispetto ai coetanei (che pure non mancano nelle sessioni di gruppo perfette per i più piccoli).

Imparare a relazionarsi dunque con qualcosa di “vivo”(a differenza di strumenti ed attrezzi impiegati negli altri sport), superare il timoree familiarizzare con un animale di grandi dimensioni, distinguere tra ciò che piace e ciò che dà fastidio all’animale considerando una comunicazione emozionale, creare un legame di fiducia e di “amicizia” con il quadrupede, sono tutti elementi fondamentali nel percorso di crescita dei piccoli cavallerizzi.

I bimbi dovranno affinare le proprie capacità comunicative: a differenza di animali domestici quali cani e gatti, predatori e dunque dotati di atteggiamenti più riconoscibili e comprensibili per l’uomo (anch’esso predatore), i cavalli erbivori e prede, hanno comportamenti più difficili da interpretare perché più lontani dai nostri schemi di ragionamento. Invece che cacciare e dunque calcolare le conseguenze delle proprie azioni, per sopravvivere i cavalli devono difendersi dal pericolo e sono per questo più portati alla fuga e alla ricerca del pascolo più verde.

Nel rapporto con l’animale diventa quindi fondamentale per il bambino da un parte saper osservare, riflettere ed interpretare il linguaggio del cavallo, cogliendone i segni ed interpretandone le reazioni e dall’altra imparare a comunicare efficacemente con il cavallo, controllando il tono della voce, le espressioni del volto, i gesti, i movimenti e la postura e cosi via.

Che il tuo bimbo sia timido o vivace, non potrà che trarre beneficio dalla relazione con uno straordinario animale come il cavallo.

I bambini che fanno equitazione diventano più sicuri di sé ed al tempo stesso più premurosi poiché devono imparare a “guidare” il proprio cavallo più che a lasciarsi portare, e per questo devono prima di tutto imparare a riconoscere e governare le proprie emozioni.

Il relazionarsi con il cavallo, molto più possente del bambino, non potrà basarsi sulla forza ma sull’autorità: il bambino dovrà dunque apprendere a farsi rispettare con calma e dolcezza, e vedrà accresciuta la fiducia in se e rafforzata ed arricchita la propria personalità.

Per poter davvero tenere le redini nel rapporto con l’animale, il bambino dovrà imparare a controllare ed esprimere le proprie emozioni e ad avere più fiducia in se.

Bambini e cavalli: alleniamoci alle grandi responsabilità

Un ulteriore vantaggio, è l’effetto di responsabilizzazione dei piccoli cavallerizzi verso il proprio cavallo.

Avere accanto un animale, significa infatti prima di tutto occuparsi di lui ed accudirlo, dargli da mangiare e da bere, fare attenzione alle sue necessità e alla sua salute, attività che richiedono tempo ed impegno e che nel bimbo svilupperanno, probabilmente per la prima volta, la consapevolezza che da lui dipende il benessere di un altro essere vivente.

Per il bimbo l’esperienza non può che essere educativa – la compagnia di un animale dà grandi soddisfazioni in termini affettivi e di divertimento, ma richiede anche tanto lavoro.

L’animale, a differenza del giocattolo, non può essere abbandonato nel momento in cui ci si accorge dell’impegno che richiede (o almeno non dovrebbe essere abbandonato, e qui la responsabilità di fare una scelta seria e responsabile, è prima di tutto dei genitori) e non può essere consumato come accade appunto con un gioco poiché a differenza di un oggetto inanimato, ha una identità ed una volontà che non possono essere ignorate.

Bambini e cavalli: a che età iniziare

E se questi sono gli indubbi vantaggi che la scelta dell’equitazione apporta alla crescita del bambino, qual è il momento giusto perché tuo figlio cominci?

Per l’equitazione vera e propria (con un cavallo grande) è meglio attendere fino agli 8-10 anni, poiché prima, i bimbi non hanno una struttura fisica adatta a cavalcare un animale di tali dimensioni e una postura non corretta potrebbe causare un eccessivo stress sulla schiena e sulle anche.

Ciò non toglie che i bimbi più piccoli, possano iniziare a frequentare il maneggio e stabilire una relazione con i pony (non più alti di un metro e quaranta), meno imponenti e quindi meno impressionanti di un cavallo vero e proprio. L’ideale sarebbe quindi insegnare ai bimbi di 6-7 anni le basi (come muoversi intorno all’animale, entrare nel box, mettergli e toglierli la cavezza, portarlo a mano, tenerlo, frenare e girare nel recinto, accarezzarlo, tranquillizzarlo quando è inquieto o spaventato, pulirlo) ed aiutarli a costruire passo dopo passo la relazione con l’animale.

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