La comunicazione del cavallo

L’ uomo va a cavallo da sempre e chi lo fa riesce a far nascere una relazione speciale tra lui e il suo cavallo.

Il linguaggio del cavallo è molo più complesso di come si immagina ed è basato essenzialmente sul corpo specialmente sul contatto fisico.

I cavalli sono animali sociali, vivono in gruppi e attraverso la comunicazione danno vita a una gerarchia di dominanza tra individui. Essi per comunicare utilizzano quasi tutte le parti del corpo:

  • Orecchie: sono i segnali visivi più importanti e più semplici da osservare; se sono protese in avanti vuol dire che il cavallo attua un comportamento amichevole e rilassato; piegate all’indietro sono indice di aggressività e grande nervosismo; protese in direzione opposta vuol dire che la sua attenzione è centrata su due stimoli differenti e indipendenti; se sono divaricate agli angoli della testa può darsi che il cavallo stia .

Oltre alle orecchie anche i diversi segnali facciali e le diverse posizioni del corpo sono importanti: quando il cavallo è rilassato ha in genere un dorso allungato e un atteggiamento disteso; se invece è eccitato ha un profilo più arrotondato.

  • Labbra: quando quello inferiore pende il cavallo è rilassato o addormentato; invece quando quello superiore è alzato e si vedono i denti e la gengiva il cavallo odora e percepisce qualcosa di nuovo; e lo fa uno stallone vuol dire che sta fiutando una femmina. Quando se le leccano  o masticano significa che hanno accettato un nuovo concetto o una nuova situazione.
  • Coda: anch’essa ha un valore comunicativo: quando il cavallo la alza come fosse una bandiera comunica l’eccitazione. Gli stalloni alzano invece la coda dopo un rapporto e le giumente quando sono in calore. Se la coda è bassa e in linea al corpo può indicare paura; se invece viene agitata o fatta ruotare allora il cavallo può essere infuriato, frustato o risentito.

Oltre a questo tipo di linguaggio “corporeo” il cavallo usa anche un linguaggio para-verbale che proviene dalle vie respiratorie:

  • lo Sbuffo : ovvero mandar fuori violentemente l’aria indica la presenza percepita olfattivamente di qualche oggetto interessante e, forse, potenzialmente pericoloso e serve per mettere sull’avviso gli altri cavalli e spesso è associato alla posizione eretta della testa;
  • il Sospiro: indica la noia e la “seccatura” di dover fare qualcosa (sellare)
  • lo Starnuto: indica il proprio umore e l’andatura vivace.

Quando invece non possono essere usate queste due tipologie di comunicazione diventano importanti i segnali acustici ovvero:

  • i nitriti vengono usati per segnalare la presenza di un individuo  e sono importanti per mantenere la coesione del branco;
  • i brontolii sono usati per incoraggiare un individuo ad avvicinarsi ;
  • le grida sono segnali difensivi di minaccia usati nell’incontro tra individui  che non si conoscono oppure possono rimandare al dolore;
  • i ruggiti vengono emessi in caso di grande eccitazione.

Sebbene sembri incredibile, ci sono sempre stati dei tentativi di interpretare questo linguaggio per poter comunicare direttamente con i cavalli. Pensate che, nel Far West, sono molte le leggende secondo cui i nativi americani sarebbero persino imparentati con questi animali selvaggi.

Attualmente si sta sviluppando un vero e proprio vocabolario del linguaggio dei cavalli. Unendo e ricostruendo le varie combinazioni, si sta cercando di demolire e e ricostruire la complessa struttura comunicativa di questi sorprendenti animali. L’obiettivo è quello di creare un codice che le persone potranno adoperare per “parlare” con i proprio cavalli.

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